La voce di San Giorgio

di Don Antonio Gaccetta

Salve S. Giorgio, bella Chiesa Madre

fiore in preghiera, "dentro la Città!

che incoroni la storia, d'arte e gloria

la sommità del sasso napitino.

Figlia d'amore dei germani templi

S. Nicolò e Madonna delle Grazie

posti a vedetta delle due marine

oriente e occidente che sentivano

il fiato ormai del tempo e dei tempi.

esser più forte del loro respiro

Di Santo Nicolò che il campanile

associò alla terra angioina

che ascoltava il grido dei gabbiani

e le urla blasfeme saracine;

e della Chiesa del Carmine che in solitudo

vegliava sui bastioni della Seggiola

dove muore la strada degli uomini

nei sentieri della contemplazione.

Salve S. Giorgio, in trepido villaggio

Tu inno di vittoria diventasti

Mosè sul monte con le mani alzate

da lontano saluto ai naviganti

e di Pizzo la Punta segno e faro.

Scandiva il quotidiano dei tuoi figli

la voce dell'una torre campanaria

e dall'altra il suon della campana

riempiva il golfo napitino

di dolcezza di civiltà cristiana.

Da Chiesa figlia diventasti sposa

di questo mare dai canti millenari

e di questo anfiteatro di colline:

in questa conchiglia il cielo si raccolse

e germogliò la perla napitina.

Sussultavan di gioia nei suburbi

come alla Epifania del Signore

i monasteri di S. Agostino

di S.Antonio e dei Carmelitani

e i Basiliani di Santo Pancrazio

ch'eran fuggiti dalle sponde sicule

per trovare una terra ed una madre.

E i figli di S. Onofrio di Chao

di Rocca Angitola e di Montesanto,

Macherato, Pimene e Filogaso

venivano alla Festa del Signore

con gesto ellenico portando sulla testa

le ceste di dolor come viatico

e nei cuori cimiteri devastati

d'orfanezza e di polifonie graganiche.

Suonaron in concerto le campane

del Carmine, S. Nicola e S. Giovanni

di Piedigrotta e del Purgatorio

della Marina, S. Rocco e S. Francesco

della Pietà e della Madonnella

e di S. Sebastiano redivivo!

S'apriron le tue porte come braccia

di Chiesa Madre e dell'Arcipretura

ed "excelsior" squillò il Campanone

della "Città accoglienza e territorio". 

E allor su te discese il carisma

del "collegium"=insieme=accoglienza

e diventasti meraviglia ai lontani,

ammirazione del popolo del Pizzo,

la COLLEGIATA prima mai, esistita

nell'antica Diocesi di Mileto.

Era Papa Gregorio tredicesimo,

Vescovo Giovanni Mario de Alexandris

e Arciprete don Nicola Marino.

Salve S.Giorgio, scrigno di ricordi

possente respiro della Storia

e memoriale di Madre sempre in veglia

dove riposa il Cristo della Rocca

e i monasteri di Manduci e Soriano

i frutti dolorosi e le sventure

del millesettecentottantatrè!

Ultimo dono lo portò il Castello

confessando il peccato di Gioacchino

buttandoti nel seno il Figlio morto

Eroe glorioso di cento battaglie.

Si placherà la nemesi della Storia

e nel tuo grembo diventerà Pietà!

Tu Chiesa Madre il cuore e il canto avrai

dei figli, l'immensa nostalgia

del fiore fiorito sullo scoglio:

leggendaria bellezza, schianto e orgoglio

di rinverdire le antiche profezie.

E a me Sacerds le luci millenarie

alla soglia del terzo millennio

darai negli occhi, e il cuore dei corsari

di DIO!